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A causa di frequenti epidemie di malaria e peste, dalla fine del 500 il paese rimase disabitato per circa 350 anni fino al 11 agosto del 1875, quando per ordine del Ministero dell’Interno, sbarcarono sulla spiaggia solitaria di Sinzias trenta detenuti e sette agenti di custodia, con il compito di bonificare e dare nuova vita ad un territorio infetto, desolato e incolto da tempo immemorabile. Fù così che riprese la vita, con l’avvenuta dei carcerati, che anno dopo anno, pietra dopo pietra, realizzarono quella che poi divenne la Colonia penale più grande d’Italia, fino al raggiungimento di oltre 1000 detenuti, 100 agenti di custodia e oltre a 70 impiegati e relativi familiari.

Oggi per chi trascorre le vacanze in questo paese è divenuta tappa d’obbligo visitare la Colonia penale con i suoi numerosi distaccamenti, in fase di ristrutturazione e di ambiziosi progetti per l’utilizzo dei locali che un tempo venivano occupati dai detenuti.

Oltre alla Colonia Penale agricola, una serie di elementi archeologici hanno lasciato sul territorio, una affascinante testimonianza, con nuraghi, villaggi, menhirs, domus de janas e tombe dei giganti, con riscontrabili frequentazioni dell’epoca nuragica fino all’epoca medioevale.


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